Una donna, dopo un matrimonio durato trent’anni con un uomo poi divenuto un medico di successo, chiede alla Cassazione il riconoscimento di un assegno divorzile che le garantisca un tenore di vita agiato.
La Corte rileva però che:
-
in sede di separazione la donna aveva già ricevuto un rilevante corrispettivo patrimoniale — superiore al mezzo milione di euro — non contestato, idoneo a riequilibrare le posizioni economiche dei coniugi;
-
tale ricchezza le avrebbe consentito un’autonoma e dignitosa sistemazione economica;
-
la scelta della donna di investire gran parte di quelle somme nell’acquisto di un immobile per uno dei figli non incide sulla valutazione del riequilibrio patrimoniale già raggiunto;
-
non sono state provate rinunce professionali rilevanti né un effettivo apporto della moglie alla formazione del consistente patrimonio del marito.
La Cassazione conferma quindi la decisione della Corte d’Appello: non sussistono i presupposti per un assegno divorzile, poiché il contributo iniziale fornito dalla moglie alla vita familiare risulta già compensato dal consistente patrimonio ottenuto al momento della separazione.
