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La vicenda trae origine dal rifiuto della Corte d’Appello competente di delibare una sentenza ecclesiastica di nullità di matrimonio per omosessualità di uno dei coniugi. Nella fattispecie i due coniugi avevano vissuto come marito e moglie per sette anni, avendo anche una figlia e solo dopo la nascita di quest’ultima si era manifestata l’inclinazione verso l’altro sesso del marito. La Cassazione ribadisce che la convivenza “come coniugi”, quale elemento essenziale dematrimonio-rapporto, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, integra una situazione giuridica di ordine pubblico italiano, la cui inderogabile tutela trova fondamento nei principi supremi di sovranità e di laicità dello Stato, preclusiva alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del “matrimonio-atto”. Rigetta pertanto il ricorso.

Cass. 15 maggio 2018 n° 11808

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