Applicabilità della legge italiana sulla separazione a coppia di nazionalità di uno Stato che non la prevede

Prove nuove in appello
2 dicembre 2020
Versamento assegno al figlio maggiorenne
3 dicembre 2020

La legge di uno Stato membro (in questo caso quella italiana che porta al divorzio solo dopo un periodo di separazione personale di almeno 3 anni rispetto al momento in cui il giudice viene adito con la domanda di divorzio), richiamata dal regolamento 1259/2010, va applicata anche se contiene condizioni più restrittive rispetto a quella del foro poiché questa situazione non può essere assimilata al caso in cui in un ordinamento non sia previsto il divorzio. Di conseguenza, anche se in uno Stato membro non è regolata la procedura di separazione personale, la competenza rimane dei giudici degli Stati membri individuati in base al regolamento Ue 2201/2003 sulla competenza, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e di responsabilità genitoriale. Inoltre, la legge applicabile in mancanza di scelta operata dalle parti, resta quella della residenza abituale dei coniugi secondo quanto previsto dall’articolo 8 del regolamento 1259/2010. Pertanto, l’articolo 10 del regolamento in base al quale se «la legge applicabile ai sensi dell’articolo 5 o dell’articolo 8 non preveda il divorzio o non conceda a uno dei coniugi, perché appartenente all’uno o all’altro sesso, pari condizioni di accesso al divorzio o alla separazione personale» va richiamata la legge del foro, non deve essere applicato in modo analogico ai casi in cui il divorzio sia preceduto dalla separazione personale. La Corte ha così escluso l’equiparazione tra inesistenza del divorzio e normativa restrittiva, evitando che gli obiettivi del regolamento, ossia la costituzione di un «quadro giuridico chiaro e completo in materia di legge applicabile al divorzio e alla separazione personale negli Stati membri partecipanti», della certezza del diritto, della prevedibilità e della flessibilità nei procedimenti matrimoniali internazionali siano vanificati.

 

Corte di Giustizia, sentenza del 16 luglio 2020 (causa C-249/19, JE),

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

avvocato san marino
psicologo san marino
web agency san marino
professional digital agency

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi