Amministrazione di sostegno anche per gestire l’ingente patrimonio se c’è solo lieve ritardo mentale

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Niente interdizione per chi, affetto da un lieve ritardo mentale, ha difficoltà a gestire un grosso patrimonio economico lasciato in eredità, ma è riuscito a finire gli studi, ha lavorato per anni e vive una situazione sentimentale stabile. Per la gestione di una rilevante eredità, è preferibile in casi come questo il supporto di un amministratore di sostegno che curi gli interessi del soggetto in situazioni di maggiore complessità. È quanto ha statuito la prima sezione civile della Cassazione con la sentenza 17962/15. Dalla Ctu espletata, la donna era risultata affetta da un lieve ritardo mentale, consistente in un disturbo della personalità, che comportava soltanto l’incapacità di gestire il rilevante patrimonio ereditato dal padre, ma non incideva affatto sulla capacità di gestire modesti importi di denaro o di svolgere le normali attività quotidiane. No all’interdizione, quindi. Col supporto dell’amministratore di sostegno, la donna sarebbe in grado di compiere anche degli atti di gestione e amministrazione dell’ingente patrimonio posseduto, avendo ella dimostrato di essere in grado di provvedere in forma sufficiente alle proprie quotidiane e ordinarie esigenze di vita.
L’amministrazione di sostegno – ricorda la Cassazione – è uno strumento «elastico, modellato a misure delle esigenze del caso concreto e diversificato dall’interdizione sotto il profilo funzionale». Nel caso specifico, il secondo giudice ha escluso l’applicazione dell’interdizione, istituto che, invece, si applica quando c’è l’esigenza di gestire un’attività di una certa complessità, o nei casi in cui occorra impedire al soggetto di compiere «atti per sé pregiudizievoli, anche in considerazione della vita di relazione dallo stesso intrattenuta». Questa possibilità è stata vagliata dalla Corte di merito, che, pur considerando la rilevante entità del patrimonio personale della donna, «ulteriormente accresciuto dalla titolarità delle quote di una società immobiliare a sua volta in possesso di un ingente patrimonio, ha ritenuto che ciò non giustificasse l’esclusione della capacità di compiere da sola gli atti necessari per la soddisfazione delle esigenze della vita quotidiana, ma solo l’imposizione del supporto di un amministratore di sostegno ed eventualmente dell’ausilio di esperti e qualificati professionisti del settore, ai fini della gestione del predetto patrimonio».

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