Le linee guida sul contributo al mantenimento dei figli: mantenimento ordinario

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Il Gruppo famiglia e minori degli Osservatori sulla giustizia civile di varie regioni d’Italia ha formulato, nell’ambito dell’Assemblea nazionale degli Osservatori sulla Giustizia civile tenutasi a Roma dal 19 al 21 maggio 2017 presso la Corte di Cassazione, le Linee guida sul contributo al mantenimento dei figli.

Si intendono ricomprese nell’assegno di mantenimento (quelle chiamate sinora spese ordinarie) le
voci di spesa che soddisfano esigenze della vita quotidiana dei figli e, in ogni caso, quelle che
hanno, quale requisito temporale, la periodicità, come requisito quantitativo, la non gravosità, e per
requisito funzionale, l’utilità e/o necessarietà.
Salva diversa previsione, si considerano comprese nell’assegno di mantenimento, a titolo
esemplificativo, le seguenti spese: le visite pediatriche di routine e medicinali da banco
, il vitto (e quindi la mensa scolastica, in quanto sostitutiva del pranzo), il contributo alle spese abitative,
l’abbigliamento ordinario (inclusi i cambi di stagione), le tasse scolastiche di istituti pubblici sino al
ciclo di studi medio-superiore, i trasporti pubblici (tessera autobus, metro, ecc.), i trattamenti
estetici (limitatamente intesi al parrucchiere ed estetista), la ricarica del cellulare, il materiale
scolastico di cancelleria, le gite scolastiche giornaliere senza pernottamento; le rette di iscrizione e
frequenza di istituti scolastici privati e baby sitter purchè già presenti nell’organizzazione
familiare prima della separazione o conseguenti al nuovo assetto familiare determinato dalla
cessazione della convivenza, a condizione che si tratti di una spesa sostenibile.
Il contributo dovuto per tali spese dal genitore non collocatario (o non affidatario) dovrà intendersi
soddisfatto mediante la corresponsione dell’assegno periodico di mantenimento, determinato come
sopra, in maniera omnicomprensiva da frazionarsi in 12 rate annue, attesa la natura non
meramente alimentare di quest’ultimo, e salvi sempre diversi accordi liberamente sottoscritti dalle
parti, nel rispetto del principio di proporzionalità.

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