Se il figlio adottivo vuole cercare la madre rimasta anonima al parto, il Tribunale deve procedere

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Il tribunale per i minorenni, su richiesta del figlio, deve contattare la madre che ha espresso la volontà di restare anonima al momento del parto, per sapere se ha cambiato idea. Ciò anche se non esistono norme procedimentali in base alle quali si può svolgere l’ascolto della madre. Le modalità per procedere all’ascolto della donna possono essere tratte dal quadro normativo interno e dai principi enunciati dalla Corte costituzionale con la sentenza 278 del 2013.
La Corte di cassazione, con la sentenza 14162/2017, ha accolto il ricorso di un uomo, nato nel 1949 da parto anonimo, che si era rivolto al tribunale dei minorenni per ottenere l’autorizzazione ad accedere alle informazioni sulle sue origini, attraverso un “incontro” del giudice con la madre in modo da verificare se la sua volontà fosse rimasta inalterata dopo 68 anni. Il rifiuto a procedere del tribunale era stato confermato dalla Corte d’appello.

La Cassazione accoglie il ricorso dell’uomo, ricordando che la Corte Costituzionale, con una decisione di accoglimento “additiva di principio” , ha censurato l’eccessiva rigidità di una norma che, non prevedendo la possibilità di un “tentativo” con la madre finiva per sacrificare eccessivamente l’interesse del figlio , anche questo degno di tutela costituzionale. Con il suo verdetto la Corte costituzionale ha cancellato la norma, che ha cessato di avere efficacia nell’ordinamento. La circostanza che la pronuncia di incostituzionalità sia indirizzata espressamente al legislatore non esonera gli organi giurisdizionali dall’applicare il principio enunciato.

Il giudice deve dunque attivarsi «attraverso il reperimento delle regole più idonee per tutelare la riservatezza della madre». Se al contrario – scrive la Cassazione – si aderisse alla posizione assunta dalla Corte d’appello, nel nostro ordinamento resterebbe il vulnus arrecato dalla norma “bocciata” e sarebbe violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul rispetto della vita privata e familiare.

La Suprema corte ricorda infine che alcuni tribunali per i minori hanno messo in atto le procedure di interpello della madre naturale, integrando la normativa di riferimento con i criteri indicati dalla Corte costituzionale. Un esempio che dev’essere seguito

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