Il coniuge e poi i figli sono tenuti a prestare all’anziano gli alimenti

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Gli alimenti agli anziani che si trovino in stato di bisogno, ossia manchino dello stretto necessario per vivere, sono dovuti in primo luogo dal coniuge se vivente. Altrimenti l’obbligo ricade sui figli.
La misura degli alimenti dipende dalle condizioni economiche dell’anziano e da quelle di chi lo deve assistere. Tra i figli, ciascuno deve contribuire non in parte uguali ma in base alle proprie possibilità.

Chi deve somministrare gli alimenti può scegliere se farlo mediante assegno periodico o accogliendo e mantenendo nella propria casa la persona che vi ha diritto

Se i figli non provvedono a lui, il genitore anziano potrà chiedere al giudice che imponga il versamento degli alimenti. E se i figli non pagano è anche possibile pignorare i loro beni.

E se l’anziano spreca il denaro ricevuto, o ha smarrito l’assegno, detto assegno alimentare non può essere nuovamente richiesto, qualunque uso l’alimentando ne abbia fatto. La dilapidazione dell’assegno alimentare può essere evitata, per esempio, chiedendo la nomina di un amministratore di sostegno.

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