Nella trattazione delle controversie in materia famigliare, L’Avv. Valeria Mazzotta, quando possibile, dà ampio spazio all’autonomia negoziale delle parti per la definizione del loro conflitto, mediante il ricorso alla pratica collaborativa, la negoziazione assistita e la mediazione.

Si tratta di metodi alternativi al procedimento contenzioso, per evitare tempi e costi elevati anche in termini di stress psicologico, spesso senza trovare corrispondente soddisfazione dei propri diritti.

 

LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA

La negoziazione assistita in materia familiare, attuata da due avvocati -uno per parte- esperti e competenti nella materia del diritto di famiglia e con un’opportuna conoscenza anche di discipline psicologiche, consente di negoziare e mediare le reciproche posizioni e rivendicazioni, sia di natura personale che economica, per trovare una soluzione condivisa, che, quando ci sono figli, è quella che più garantisce la continuazione della relazione genitoriale positiva e collaborativa anche dopo la separazione o il divorzio.

L’ assistenza, stragiudiziale e giudiziale, di un avvocato competente garantisce adeguata tutela dei propri diritti e interessi, e consente di pervenire a soluzioni soddisfacenti e durevoli nel tempo.

 

LA PRATICA COLLABORATIVA

Il diritto collaborativo è un modo alternativo (al procedimento contenzioso) di regolamentare i conflitti di coppia e familiari, nato negli Stati Uniti negli anni ’90 e successivamente diffusosi anche in Europa. Secondo i dati statistici il processo collaborativo genera grande soddisfazione nelle parti, alta probabilità di riuscita che si protrae nel tempo. Possono utilizzarlo solo avvocati specificamente formati alla pratica collaborativa mediante l’attestata frequentazione di corsi di formazione secondo gli standard indicati dall’International Academy Of Collaborative Professionals (IACP).

Nella pratica collaborativa, le due parti e i loro rispettivi avvocati si impegnino insieme a ricercare una soluzione efficace, equa e globale di tutte le questioni, personali e patrimoniali, connesse alla loro crisi di coppia, separazione o al divorzio. Il ruolo dell’avvocato è fornire al cliente consulenza e assistenza nella ricerca di tale soluzione, ma avvalendosi esclusivamente della negoziazione e di un approccio consensuale. Essendo previsto che se il percorso non riesce a produrre un accordo e le parti decidono di adire l’autorità giudiziaria per risolvere il conflitto con i metodi tradizionali, i due avvocati devono rinunciare all’incarico, le parti e i Legali sono stimolati a trovare la soluzione giusta alle problematiche. Uno o più consulenti (commercialisti, psicologi, notai, mediatori famigliari ad esempio) scelti di comune accordo tra le parti, possono essere coinvolti per aiutare le parti stesse a raggiungere un accordo globale.

La differenza principale rispetto alla mediazione famigliare è che in questa le parti non sono assistiti dagli avvocati e quindi non ricevono un consiglio “sul posto” per poter prendere le loro decisioni, benché possano sempre consultare il loro avvocato successivamente. Ne deriva spesso una mancanza di coordinamento tra l’attività di consulenza dell’avvocato (che viene lasciato al di fuori del processo di mediazione familiare) e il metodo e gli obiettivi che persegue il mediatore con la coppia.
E’ dunque preferibile, nell’interesse delle parti, avviare prima il processo collaborativo, in cui inserire, se necessario, la mediazione familiare.

 

 

L’avv. Valeria Mazzotta è membro dell’International Academy Of Collaborative Professionals (IACP, USA) e dell’Associazione AIADC (Associazione Italiana Avvocati di Diritto Collaborativo), cui aderiscono gli avvocati che praticano il diritto collaborativo.